Il regime fiscale dei fondi e in generale del risparmio è quello della tassazione delle rendite con una unica aliquota che è quella del 12,5%, tutto sommato alquanto favorevole in rapporto alle imposizioni gravanti su altri ambiti quali il lavoro o l’impresa, ma anche in ragione del fatto che, come anche sostiene la nostra carta costituzionale, il risparmio va sostenuto e agevolato. Se però si opta per un regime non amministrato e tanto più quando si parla di prodotti non armonizzati il regime fiscale cambia. Innanzi tutto diciamo che concorrono a formare il reddito imponibile i cd delta NAV (ovvero la differenza tra quanto acquistato e quanto venduto in termini di controvalore). Su questi insiste la tassazione a scaglioni della Irpef, nonché vi è l’obbligo di andare a dichiarare nell’ apposito riquadro i relativi importi per la determinazione dell’onere da versare. Si badi che comunque il soggetto incaricato alla collocazione in Italia opererà ugualmente la ritenuta fiscale del 12,5% solo che lo farà a titolo di acconto, ovvero il contribuente dovrà in sede di dichiarazione andare a conguagliare in relazione alla eventuale differenza positiva su esposta, ovviamente andando poi a scorporare l’acconto iniziale dei guadagni ottenuti, se questi non vi fossero ovviamente previa la solita dichiarazione si genererà una minusvalenze che anzi va a compensazione di eventuali segni positivi che anche successivamente si dovessero generare.
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