La finanza comportamentale studia i fattori che intervengono a monte della decisione di un investitore di eseguire un cd. processo decisionale. Il fenomeno è stato ben studiato da un illustre economista israeliano D. Kahneman, considerato il capostipite della finanza comportamentale. Sostanzialmente tre sono i fenomeni che giocano un ruolo fondamentale nella mente di un investitore: attenzione, percezione e emozione. L’ultimo punto ovviamente è il più considerato dagli studiosi di questa branca dell’economia in quanto mette in condizione di capire perché si commettano errori quando vengono prese decisioni in materia di risparmio e investimenti. Premesso che tale problema non investe solo i singoli risparmiatori ma anche i gestori del risparmio collettivo, c’è la considerazione che il singolo ha una eccessiva fiducia in sé e che non si vogliono ammettere gli errori commessi, di conseguenza si rimanda la vendita di corsi in calo in attesa di un rimbalzo, addirittura si vendono prima i titoli vincenti tenendosi i perdenti. Altro difetto è la omologazione da percezione, ci si convince che un tale titolo è conveniente perché salito tanto nel corso degli ultimi tempi; purtroppo ci si dimentica che il titolo stesso forse è già troppo caro. Le soluzioni da adottare per migliorare il proprio comportamento finanziario secondo questi studiosi sta nell’evitare continui cambiamenti di percorso che spesso fanno solo male al portafoglio (switch, estinzioni, compravendite, ecc.), di evitare continuamente di guardare le quotazioni del proprio portafoglio in quanto la percezione di rischio dello stesso tende psicologicamente ad aumentare, accettare i propri errori per cambiare quando è necessario la politica finanziaria e pensare che in specie nel settore azionario il tempo da valore all’investimento effettuato, dunque avere pazienza!
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