Il prestito personale si può definire come un contratto finanziario che vede protagonista banca o istituto di credito ed un privato che necessita di liquidità ovvero necessita del denaro finalizzato all’acquisto di un determinato bene di consumo o durevole.
A ben vedere dunque il prestito a privati si suddivide nelle categorie del fiduciario (io ti presto del danaro e fa quello che vuoi l’importante che me lo restituisci), o al consumo (io ho un accordo a monte con il commerciante il quale ti vende il bene -ma oggi anche un servizio- che desideri e attraverso di me lo paghi a rate).
Tipicità assoluta del prodotto in discorso è comunque il fatto che con questo sistema si presta per scopi estranei ad un’attività imprenditoriale/autonoma o professionale del beneficiario (in tali casi invece si parla di mutuo alle imprese o credito alla produzione).
Il prestito è generalmente di breve-medio termine, per il prenditore serve tecnicamente a soddisfare le esigenze temporanee di cassa rispetto alla disponibilità del reddito che si genererà in futuro (se non si va in default!!) può anche essere di un anno o giù di lì e pagarsi con semplici bollettini postali anche se questa modalità sta cadendo in disuso e in ogni caso è riservata a somme davvero risibili al di sotto dei 3000€.
Per il prestito fiduciario oggi la tendenza è incrementare la dilazione (fino anche a 72 mesi) arrivando a superare anche la soglia tipica di 30.000€.
Per entrambi i costi sottesi all’operazione sono da attentamente valutarsi. Nel caso del prestito finalizzato senza farsi abbagliare dall’oggetto che si compra (auto, computer, batteria di pentole e così via), si deve considerare il cd. ISC che meglio spiega i costi di tutto il contratto (dalla gestione amministrativa delle rate addebitate in conto corrente o con bollettino, alle spese istruttorie, etc). Spesso si ritiene che il tasso proposto dalla compagnia e propagandato dal commerciante sia zero o quasi zero. Naturalmente nessuno regala nulla e se il tasso lordo effettivamente è basso lo è perché alla fonte ci può essere ad esempio un accordo con il commerciante stesso che pur di liberare il proprio magazzino è d’accordo ad accollarsi una parte o quasi tutta la spesa d’interessi sotto forma di storno ridotto della cifra che a listino lui a venduto e che la finanziaria gli paga con un importo poniamo ridotto del 10% per anno di contratto e così sono tutti felici e contenti.
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