Il piano di ammortamento di un mutuo è la rappresentazione numerica del contratto finanziario che si pone in essere. Se è vero che dal tasso discende un canone o rata e anche vero che le variabili in gioco non sono esclusive del tasso per arrivare all’esplicitazione di un importo da pagare. Intanto perché il piano di ammortamento prevedrà una cadenza del pagamento che può essere mensile, trimestrale o semestrale, poi perché il canone può essere anticipato o posticipato rispetto alla scadenza ed inoltre perché il piano può prevedere delle facoltà per l’utente o delle specificità che è bene conoscere a fondo prima di cominciare ad estinguere il prestito ottenuto.
Inoltre poiché il piano d’ammortamento è la quantificazione effettiva delle rate è bene avere chiaro quali sono le spese accessorie che talvolta gravano con un peso non indifferente sulle stesse e tali da portare il cliente a pagare un cd. Taeg ben superiore a quanto stipulato con il tasso netto che gli era stato accordato. Mi riferisco in particolare alle voci di spese amministrative che le banche addebitano al malcapitato annualmente anche per la sola pubblicità delle spese da lui sostenute (il documento può essere importante ai fini fiscali), le spese di gestione sull’addebito automatico in conto (in realtà un’operazione del tutto automatizzata come dice il termine che alla banca costa una vera frazione di centesimo) e spese di assicurazione varie (vita, rischio infortuni, incendio e distruzione immobile) che per quanto giuste non si capisce perché si debbano fare obbligatoriamente con la compagnia della stessa banca che ti vende il mutuo.
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