Il mutuo a tasso rinegoziabile può esistere se alla base c’è un contratto iniziale a tasso fisso. Questo viene prefissato per un periodo di tempo, passato il quale il beneficiario del mutuo sceglie se tramutare (il tasso) in variabile o fisso ai tassi di mercato vigenti in quel momento. Vogliamo sottolineare come questa forma si differenzia dal tasso di ingresso agevolato, dalla rinegoziazione del mutuo, dal tasso variabile con opzioni varie e altre formule di ingegneria finanziaria; in questo caso si parte con il fisso, dopo di che si decide se fare il variabile o il fisso (ma alle condizioni di domani non di oggi). La scelta è comunque del mutuatario, la durata del primo periodo fisso in genere è su i due, tre anni, lo spread è già indicato, manca ovviamente l’indice successivo (che come noto è IRS o Euribor). Chi si potrebbe avvantaggiare di tale formula? Si fa fatica a pensare che ci sia un vero vantaggio, in realtà tale formula va bene (!) solo agli indecisi che nel frattempo però partono sapendo quando sborsare; ciò che è certo è che se i tassi scendono hanno fatto male i loro conti a non firmare per il variabile da subito, se i tassi salgono si sobbarcheranno in qualunque ipotesi uno scalino più elevato dei riferimenti e quindi della rata maggiorata.
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