La riforma cd. Biagi ha introdotto tra le tante anche questa tipologia che si qualifica come accessoria in quanto facente parte della schiera di lavori autonomi occasionali, svolti peraltro da persone o non ancora stabilmente entrati nel mercato del lavoro o in procinto di uscirne o meramente accessori ad altri. Esempi pratici possono meglio qualificare quando si può parlare di lavoro accessorio: assistenza domiciliare (bambini, anziani), giardinaggio, insegnamento di sostegno, realizzazione di eventi sportivi, culturali, sociali, collaborazioni ad enti del volontariato, talune qualificazioni lavorative che avvengono in ambito di impresa familiare e simili. Chi può svolgere tali attività: disoccupati da oltre 12 mesi, casalinghe, studenti, pensionati, categorie a rischio di esclusione sociale per handicap o in recupero da tossicodipendenze, extracomunitari da sei mesi almeno privi di occupazione in quanto disoccupati. Il lavoro accessorio può essere svolto per più committenti con il limite di 5.000€ di guadagno per anno senza imposizione fiscale e senza perdere lo status (in occupazione, disoccupazione, ecc.).
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