La thin capitalization è una norma introdotta nella tassazione di impresa allo scopo di scoraggiare fenomeni di elusione e nello stesso tempo promuovere la patrimonializzazione della compagine imprenditoriale. In sostanza la norma, che riguarda contribuenti (soggetti IRES e IRE) il cui volume di ricavi superano le soglie previste per l’applicazione degli studi di settore (ossia 5.164,569€), è volta ad evitare che i soci, anziché apportare alla società sufficiente capitale proprio, la finanziano mediante prestiti. La conseguenza di questa scelta sarebbe, infatti, un maggiore onere per interessi passivi riguardanti linee di credito garantite o erogate da un socio e da sue parti correlate (ovvero società controllate e, nel caso di persone fisiche, il coniuge ed i parenti del terzo grado e gli affini fino al secondo grado) che detengono direttamente o indirettamente una partecipazione non inferiore al 25% del capitale sociale a condizione che il rapporto tra la consistenza media dei finanziamenti e la quota di patrimonio netto contabile di pertinenza del socio e delle sue parti correlate, aumentato degli apporti di capitale, sia maggiore di quattro a uno (per il primo anno di cinque a uno).
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