Gli indici di riferimento hanno le seguenti ragioni di essere: sintetizzare l’andamento del mercato, costituire uno strumento di valutazione delle performance, essere essi stessi strumenti di gestione del portafoglio, anche come sottostante degli strumenti derivati. Gli indici pur differendo dai benchmark sono comunque un utile strumento di confronto nel valutare la validità di un prodotto del risparmio gestito. Gli indici a cui fare riferimento sono per lo più a capitalizzazione (il peso del singolo è rapportato all’intera capitalizzazione degli elementi dell’indice), ma possono anche essere la media dei prezzi presenti in quel mercato (tipico è il Dow Jones Industrial Average). In Italia ad esempio il Comit riassume in unico valore tutte le quotazioni ufficiali dei titoli. Negli indici il valore assoluto parte dalla cd. base, ovvero si prende a riferimento una certa data e si pone il valore base poniamo a 100, da quel momento si registrano le variazioni. In sostanza l’indice è una comodità per il risparmiatore che in un’unica informazione è messo al corrente dell’andamento di quel particolare mercato, ma gli indici possono anche misurare la volatilità di uno strumento, ovvero il valore del rendimento in rapporto ad un investimento senza rischio come il BOT (indice di Scarpe). |