Il tasso di interesse che la banca riconosce fino a qualche anno orsono è stata la chiave di volta per la scelta del risparmiatore. Da qualche tempo però è in atto una trasformazione del rapporto che si basa essenzialmente su un servizio che è collegato al conto. Sappiamo che esistono molteplici categorie di conti nell’ambito di uno stesso istituto e che a questi si possono legare servizi assicurativi, sconti e programmi di fidelizzazione. Sappiamo inoltre che si distinguono in sostanza tre tipologie di base: il conto corrente ordinario, quello concordato da convenzioni, quello a pacchetto o meglio a forfait. Quest’ultimo prevede il pagamento di un canone mensile che include un definito numero di operazioni (possono essere anche illimitate), nonché avere la facoltà di accedere a servizi integrativi derivanti dal possesso di carte (debito e credito) anche esse scontate o gratuite per il primo anno. Inoltre, è consentita la possibilità di fruire di polizze sanitarie o assicurative a tariffe vantaggiose, sconti su viaggi, agevolazioni per lo shopping, premi e concorsi. A tutto questo rutilante pacchetto però spesso è sacrificato il tasso di interesse che per buona parte è ridotto al minimo (anche lo 0,01%), tuttavia non c’è dubbio che chi conosce a priori che deve effettuare un discreto numero di operazioni, può comunque esservi convenienza ad accedere a tale modalità di rapporto.
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