La recente riforma del sistema della tassazione sulla compravendita immobiliare se da un lato si è resa necessaria per rendere il sistema trasparente, dall’altro per il fisco ha lo scopo di fare emergere i valori effettivi transatti nella compravendita immobiliare. Negli atti di vendita tra privati attualmente viene data (e incentivata) la possibilità all’acquirente di pagare la tassa di registro sul valore catastale rivalutato del bene immobiliare piuttosto che sul prezzo di vendita (che era comunemente aggirata nel passato). Ricordiamo che il valore catastale si calcola moltiplicando la rendita con un coefficiente. Come detto tra le parti ci devono essere persone fisiche non nell’esercizio delle attività commerciali, artistiche o professionali, dunque per trasferimenti non soggetti a Iva, inoltre è la stessa parte acquirente che deve decidere e dichiarare che la base imponibile su cui ricadono le imposte (registro, ipotecarie e catastali) siano costituite, piuttosto che dal corrispettivo pattuito, dal valore catastale e che in ogni caso esso vada pubblicizzato in atto come il valore reale convenuto. Da questa strada ovviamente passa l’adeguamento e dunque l’aumento del gettito fiscale (che ricordiamolo è statale e comunale) sul bene in questione. E daltronte dal sistema chi ci andrà realmente a guadagnare sarà il fisco che ottiene a fronte del valore catastale anche in bella evidenza il valore commerciale di compravendita talché potrà operare in seguito con revisione delle aliquote ICI e con adeguamenti che ritiene più giustificati sulle rendite catastali.
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