La diretta correlazione tra lo studio della congiuntura e dunque delle condizioni macro e la selezione dei titoli quotati in borsa da detenere in portafoglio è sicuramente un criterio per acquistare e vendere azioni. Tuttavia essa non è certo l’unica strada, anzi per molti gestori e intermediari, è la meno battuta. Infatti la previsione sugli utili societari, le prospettive di crescita derivanti dallo studio dei fondamentali appaiono viceversa preferibili a molti operatori. D’altra parte se ci misuriamo con i cicli borsistici e andiamo a rilevare la correlazione tra borse e andamento del prodotto interno lordo scopriamo che essa è fatalmente bassa e ancora più modesta nelle economie altamente sviluppate. Secondo alcuni insomma non esisterebbe alcuna correlazione tra dati statistici relativi ai settori macro (tipo appunto il Pil) e la valutazione che dà il mercato attraverso la capitalizzazione delle imprese in borsa. Dunque senza esagerazioni è corretto dire, piuttosto, che spesso le borse anticipano fenomeni nascenti di tipo macro e che inoltre soffrono di umori non sempre palpabili che però generano anche notevoli evoluzioni negative o positive, quasi, come direbbe qualcuno, “irrazionali”.
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