Le borse dei paesi emergenti vengono anche comunemente conosciute come emerging markets ed a grandi linee sono rappresentate da tre blocchi di paesi (dell’America Latina, paesi dell’Est Europa e paesi asiatici del Far East). Si deve rilevare che anche alcune nazioni del Medio Oriente, ricche di petrolio o il Sud Africa ricco di materie prime, possono, a giusta ragione, essere incluse tra le borse emergenti, viceversa le cosiddette 4 tigri (Taiwan, Corea, Singapore e Hong Kong) possono far parte di portafogli sia di gestori o investitori impegnati in generale nel continente asiatico sia di quelli che operano esclusivamente nel segmento emergenti. In generale questi mercati sono caratterizzati da forti ritmi di crescita anche dei titoli di borsa ma, allo stato, anche da elevati rischi (tra l’altro anche valutari) e sicuramente forti disuguaglianze socio-economiche all’interno, inoltre da un reddito pro-capite sensibilmente inferiore ai paesi più avanzati. Tutti comunque presentano forti impulsi verso tassi di crescita mediamente tripli di quelli dei paesi dell’unione. Non è inutile ricordare che appena un secolo fa (quando comunque le borse già operavano) gli Stati Uniti erano un paese emergente con alti rischi per gli investitori (ma evidentemente anche grandi prospettive) e lo stesso dicasi per il Giappone che praticamente solo mezzo secolo orsono era praticamente raso al suolo alla fine del conflitto mondiale, eppure già venti anni dopo risultava un mercato in piena emersione con la borsa principale (Kabuto-cho) in straordinario sviluppo.
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