I mercati borsistici italiani dove fino a pochi anni fa si svolgevano le contrattazioni di titoli erano sparsi nelle maggiori cittadine dello stivale (10 città erano sede di istituzioni borsistiche), oggi con il mercato telematico e la società Borsa Italiana che cura e regolamenta (anche con il controllo di altri enti) tale mercato non esiste più (il cd. mercato fisico delle "grida" con operatori che si sbracciano e si arrovellano) bensì tutto è automatizzato, dematerializzato ed accentrato a Piazza Affari di Milano. Vi è da tenere in conto che il peso della capitalizzazione del nostro mercato è assai modesto se confrontato con i giganti della finanza di altri paesi o con la capitalizzazione mondiale rappresentando solo poco meno del 2%. Gli indici che caratterizzano la nostra borsa sono il MIB30 che presenta le prime realtà finanziarie d Italia, le cd. "blue chips" e lo S&PMIB che si muove con criteri legati al flottante ovvero al numero di titoli che l azienda movimenta. Il nostro mercato è lo specchio della realtà economica italiana e dunque settorialmente si presenta con molte aziende cd. utilities e bancarie che prima o ancora oggi si muovo piuttosto coperte rispetto alla concorrenza e con tariffe spesso contrattate a livello pubblico. In ogni caso sono presenti altri indici sul mercato italiano che quotano titoli di aziende anche industriali e tecnologiche (telecom, media, internet) quali lo STAR ed il TECHSTAR. Vi è da dire che le aziende che hanno una presenza e anche di una certa forza sul mercato nazonale (esempi nel settore "luxory") hanno preferito quotarsi anche in altri mercati internazionali, magari perchè su quelli dove operano in modo costante, pertanto così come le aziende quotate si diversificano così dovrebbero fare i risparmiatori che uscendo dagli stretti confini nazionali possono meglio approcciare settori nei quali siamo carenti o meglio approfittare dello sviluppo economico che in fase di avanzata globalizzazione oggi passa perlopiù per altri meridiani.
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